Monuments Men – George Clooney (2014)

Durante la seconda guerra mondiale il presidente Roosevelt ed il generale Eisenhower affidano ad una squadra di otto uomini – i Monuments men del titolo – il compito di preservare dalla razzia nazista il patrimonio artistico del Vecchio Continente. Non si tratta di veri soldati, ma di esperti d’arte, studiosi e architetti, che metteranno a rischio la propria vita pur di riuscire a portare in salvo più opere d’arte possibili.
George Clooney, qui alla sua quinta regia, porta sullo schermo la trasposizione del libro dello storico Robert M. Edsel: “Monuments Men. Eroi alleati, ladri nazisti e la più grande caccia al tesoro della storia“. Pregevole quindi l’intento di Clooney di voler raccontare al grande pubblico la storia – vera – del gruppo di soldati e civili appartenenti al The Monuments, Fine Arts and Archive Program.
Fin dall’inizio del film, il messaggio che il regista vuole trasmettere emerge molto chiaramente: vale la pena rischiare la vita per salvare delle opere d’arte. In un’epoca in cui l’arte e la cultura vengono troppo spesso accantonate e le risorse economiche destinate al loro sostentamento sempre più ridotte, è ammirevole la scelta di portare sul grande schermo un film che esalta ai massimi livelli l’importanza della cultura, vero fondamento dei popoli.
È quindi un peccato che partendo da un soggetto così ricco di spunti interessanti, con un cast di ottimi attori e dei mezzi economici non indifferenti (il film è costato 65 milioni di dollari), ne venga fuori un’opera discontinua, che manca dall’inizio alla fine di omogeneità. Si ha come l’impressione di assistere a brevi episodi, slegati gli uni dagli altri, che inevitabilmente minano il ritmo del film, che non decolla mai veramente.
Ci sono alcune battute indovinate, del resto Clooney – qui anche sceneggiatore – è un intrattenitore nato, e con attori del calibro di Bill Murray e John Goodman è impossibile non riuscire a strappare una risata. Ma un’eccellente fotografia, una buona recitazione e una storia con grandi potenzialità, non sono sufficienti a fare di Monuments Men un film riuscito. Se da un lato è senz’altro lodevole la volontà di Clooney di raccontare in un film una storia che altrimenti sarebbe caduta nel dimenticatoio, dall’altro non si può sorvolare sulla sua pecca più grande: la mancata capacità di saper coinvolgere lo spettatore. Con un montaggio più accurato e una minor stereotipizzazione dei personaggi, il film avrebbe potuto sicuramente spiccare il volo.

Barbara Monti

 

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